Il 6 maggio 1976 il terremoto del Friuli cambia per sempre il modo di studiare e affrontare i terremoti in Italia. Da quel tragico evento, che contribuì alla nascita della moderna Protezione Civile, si è sviluppata una rete di collaborazioni scientifiche e istituzionali dedicate alla conoscenza del territorio e dei terremoti, alla prevenzione e alla gestione del rischio sismico. Tra i protagonisti di questo percorso c'è l'Università di Trieste che all'epoca del terremoto gestiva già i pendoli della Grotta Gigante per le misure geodetiche, i quali registrarono la scossa. Dal 1993 il gruppo di Sismologia dell'ateneo gestisce la Rete Accelerometrica del Friuli Venezia Giulia e del Veneto (RAF), attualmente integrata nella Rete Accelerometrica Nazionale (RAN), e dal 2000 collabora con la Protezione Civile regionale e nazionale. La RAN registra le accelerazioni del suolo generate dai terremoti, fornendo dati fondamentali per valutare gli effetti degli eventi sismici sul territorio, sugli edifici e le infrastrutture e per gli studi di sismologia. A Trieste Next verranno ripercorsi cinquant'anni di ricerca, tra strumenti storici e sistemi moderni di sorveglianza sismica, con esperimenti e dimostrazioni per raccontare come si registra, si analizza e si comunica un terremoto oggi.