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Spazio 03. I flussi della mente: ingegneria per la biomedicina

Siamo fatti per il 70% d’acqua, ma… come si muove nel corpo? Come si riflette il suo movimento sulla fisiologia? Gli studi e le simulazioni di fluidodinamica computazionale, parte della bioingegneria meccanica, ci aiutano a rispondere a queste domande.

La presenza di ioni immersi nel fluido extracellulare nei nostri neuroni, fa sì che piccole correnti elettriche, applicate sullo scalpo, possano interferire con le nostre funzioni cerebrali e, ad esempio, aiutarci a raggiungere una maggiore concentrazione e a sentire meno fatica. Questa tecnica, chiamata stimolazione transcranica a correnti dirette (tDCS), è una tecnica innovativa che sta entrando nella pratica clinica. Non solo, la bioingegneria di Trieste sviluppa anche metodiche basate su sensori indossabili e smartphone per valutare e aiutare pazienti con disordini del movimento e, in collaborazione con IBM Watson, sviluppa sistemi intelligenti che aiutano, sia i medici che i pazienti, a prendere decisioni basate sulle più recenti scoperte scientifiche.

Il gruppo di Bioingegneria dell’Università di Trieste si occupa da anni di tematiche innovative nell’ambito delle tecnologie per la Biomedicina: dall’elettronica dei sensori, all’informatica per il supporto di medici e pazienti nei processi decisionali, alla medicina personalizzata, all’analisi avanzata di segnali, fino alla biomeccanica e fluidodinamica computazionale. Il team collabora con centri di eccellenza nazionale e internazionale, sia in ambito tecnologico che in ambito medico.

A cura del Dipartimento di Ingegneria e Architettura, in collaborazione con IBM Watson e Newronika srl

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