«Mai più un altro caso Regeni». A Trieste Next

Il Piccolo / di Giulia Basso

Il colu: un approfondito dibattito sulla sicurezza dei ricercatori che devono operare in Paesi “difficili”. Ospiti illustri

Conferenze, talk, laboratori, proiezioni cinematografiche: l’ateneo giuliano si appresta a scendere in piazza con docenti e ricercatori in occasione dei due principali appuntamenti dell’anno dedicati alla divulgazione scientifica: Trieste Next, la cui ottava edizione è in programma da venerdì 27 a domenica 29 settembre, e Sharper, la Notte Europea dei Ricercatori, in calendario dal pomeriggio a sera inoltrata di venerdì 27 settembre.

Su questa pagina, per tre puntate successive, vi sveleremo come l’Università si sta preparando ai due eventi, esplorando attività e temi più significativi che verranno proposti al pubblico in queste giornate completamente dedicate alla scienza e ai suoi protagonisti.Partiamo con quella che sarà la conferenza d’apertura di Sharper a Trieste, perché si occuperà di un tema di fondamentale importanza per chi ha scelto e sceglierà di fare della ricerca il proprio mestiere, un argomento che il caso di Giulio Regeni ha reso di stretta attualità, contribuendo a una profonda riflessione in materia anche all’interno dell’ateneo triestino: la sicurezza dei ricercatori che, per ragioni di studio, si recano nelle zone più calde e potenzialmente pericolose del Pianeta.

Se ne discuterà venerdì 27 a partire dalle 15 nell’Area Talk di piazza Unità, in un dialogo, moderato dal vicedirettore dell’Ansa Stefano Polli, che avrà per protagonisti Sara Tonolo, docente di Diritto internazionale e direttrice del dipartimento di Scienze politiche, Giorgio Sclip, esperto di sicurezza e membro del network nazionale Focal Point Italia per l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, e il ricercatore di Diritto internazionale Giuseppe Pascale.

«Viviamo in un’epoca di forti cambiamenti, inseriti in uno scenario internazionale in costante mutamento, in cui nuovi fattori di rischio su scala globale hanno fatto la loro comparsa, dando origine a minacce molteplici e difficilmente prevedibili», è la premessa di Tonolo, che evidenzia come la realtà dei ricercatori che conducono i propri studi in società instabili dal punto di vista politico, sociale o antropologico sia quanto mai attuale e come la tragica vicenda di Giulio Regeni sia divenuta emblematica per le istituzioni che, come l’Università di Trieste, vogliano riflettere su tali temi.

«Sapere di potersi muovere in sicurezza, o sapere come muoversi in sicurezza, è un punto cruciale e irrinunciabile per un ricercatore inviato in una zona a rischio, così come lo è anche per l’ateneo, l’istituzione o l’ente di ricerca per cui lavora», sottolinea Sclip. Perciò le caratteristiche della società in cui il ricercatore va ad inserirsi durante il periodo della sua ricerca all’estero diventano una dimensione da non trascurare nella sua formazione. Fornire una riflessione puntuale a partire da esperienze concrete, con l’obiettivo di contribuire a creare una cultura generale del rischio, è l’obiettivo dell’incontro. L’idea di garantire la possibilità di effettuare un ricerca libera ovunque essa si svolga deve conciliarsi con la consapevolezza dei rischi e delle responsabilità di ciascun attore coinvolto, nel rispetto delle regole del Paese ospitante.