Laura Bassi, la prima italiana a rompere il ghiaccio in Antartide

La Stampa / di Carla Reschia

Presentata nell’ambito di Trieste Next a fine settembre, ed entro ottobre inizierà il suo viaggio verso l’Antartide, la prima nave rompighiaccio italiana, intitolata a Laura Bassi, la scienziata italiana che nel 1700 fu la prima donna al mondo a ottenere una cattedra universitaria.

Un acquisto molto atteso nel mondo scientifico in un momento in cui le spedizioni polari sono particolarmente importanti per studiare il cambiamento climatico e che permetterà all’Italia di partecipare più attivamente alla ricerca internazionale.

Prima della Laura Bassi, infatti, i ricercatori italiani utilizzavano il cargo Italica e la nave oceanografica Explora, mezzi ormai inadatti secondo le nuove normative sulla navigazione in acque artiche e antartiche.

Così l’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale), grazie a un finanziamento ministeriale di 12.000.000, ha acquistato la nave rompighiaccio “Ernest Shackleton” della norvegese Rieber Shipping, già utilizzata dal British Antarctic Survey e conforme al Polar Code. Completamente rimodernata e adattata alle nuove esigenze rivestirà una duplice funzione: sarà un laboratorio, dove gli scienziati potranno svolgere ricerche oceanografiche anche nelle aree artiche e antartiche coperte dai ghiacci finora precluse dalla mancanza di un mezzo idoneo, mentre le stive e l’elicottero trasportato a bordo garantiranno i rifornimenti alle diverse basi nazionali antartiche: dai combustibili, alle provviste e ai ricambi tecnologici.

In grado di trasportare fino a 80 persone, con un equipaggio medio di 20 addetti, servirà anche per scambi con altri paesi ed è, compatibilmente con le risorse tecniche necessarie, una nave quasi ecologica: a bordo viene usata una pittura speciale, atossica, ed è alimentata con un gasolio “leggero”, a bassissimo contenuto di zolfo, non dissimile da quello delle auto. Inoltre gli olii che riparano le strutture dagli effetti della salsedine sono alimentari, cioè non inquinanti.

Detto questo, i costi restano importanti, anche se non diversi e anzi minori rispetto a quelli di una qualunque altra grande nave. Ferma in banchina, spese di manutenzione comprese, la Laura Bassi costa attorno ai 250 mila euro al mese, che in navigazione diventano 650 mila.

Tecnicamente la nave, che grazie alla speciale prua può frantumare fino a mezzo metro di ghiaccio compatto, monta, in controtendenza con la maggior parte delle navi polari un’unica elica invece di due; una soluzione rara ma considerata più sicura, perché l’elica rimane in profondità, sommersa e protetta.

La gestione sarà congiunta, una sinergia tra OGS, CNR ed Enea, che la metteranno a disposizione di tutta la comunità scientifica per l’esplorazione dei Poli e non solo. La strumentazione di bordo, infatti, permette diversi tipi di analisi, prelievi e misurazioni utili anche per valutare la presenza e la consistenza delle faglie sottomarine, la composizione dell’acqua e studiare la fauna acquatica.

Un’occasione della vita per qualsiasi ricercatore. Anche perché, per un comune mortale senza skill appetibili per tentare di unirsi a una spedizione polare un viaggio nell’estemo Sud costa attorno ai 50 mila euro.