La nave polare Laura Bassi, prima rompighiaccio italiana

National Geographic Italia / di Davide Michielin, fotografie per gentile concessione Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale

In occasione del festival della scienza “Trieste Next” sarà possibile visitare la nuova nave oceanografica italiana. Erede di OGS Explora e Italica, sarà la protagonista della ricerca italiana ai poli per i prossimi vent’anni

Se non fosse che l’oggetto del desiderio è una nave, la serie di eventi che hanno consegnato all’Italia “Laura Bassi”, la prima rompighiaccio della sua storia, potrebbe trovare posto tra le pagine di un romanzo.

Nel 2017, con il pensionamento ravvicinato delle veterane “Italica” ed “OGS Explora”, la ricerca italiana – che da oltre tre decenni presidia tanto l’Artide quanto l’Antartide – si ritrovò improvvisamente senza navi in grado di solcare i mari polari. L’appello a colmare questa lacuna, lanciato con urgenza dagli enti di ricerca e in particolare dall’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (OGS), convinse il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca a stanziare un finanziamento di 12 milioni di euro per l’acquisto di una sostituta. Tuttavia, acquistare una nave rompighiaccio non è come comprare un paio di pantaloni. Escludendo fin dall’inizio la costruzione di una nave nuova, esageratamente dispendiosa, la ricerca si concentrò su navi giovani che soddisfacessero i requisiti del cosiddetto Codice Polare della navigazione, appena entrato in vigore. Nell’ultimo decennio il traffico marittimo nelle acque polari è aumentato drammaticamente, soprattutto a causa del turismo. Nel tentativo di salvaguardare questi ambienti, la convenzione dell’Organizzazione Marittima Internazionale ha introdotto una serie di misure stringenti per le navi che ne solcano i mari.

Fin da subito le mire italiane ricaddero sulla “Laura Bassi””. O meglio, sull’allora “Ernest Shackleton”, una rompighiaccio norvegese del 1995 presa a noleggio per vent’anni dalla British Antarctic Survey. “Il sistema paese funzionò alla perfezione. L’entusiasmo inziale si smorzò però in fretta: la richiesta dei proprietari era circa il doppio del budget a disposizione” ricorda Franco Coren, direttore della sezione infrastrutture della “Laura Bassi”.

Vista la mal parata, nei mesi successivi furono intavolate trattative per la moderna e agile “DOF Geograph” e la più robusta ma datata “EDT Protea”. Entrambe le navi rappresentavano un discreto ripiego ma, per motivi diversi, erano meno adatte della Shackleton alle esigenze italiane. Lo stallo si concluse improvvisamente nel 2018, quando i norvegesi, rimasti senza acquirenti, riproposero la Shackleton a un prezzo abbordabile.

Conclusa faticosamente la macchinosa serie di procedure pubbliche, l’Italia si assicurò la prima rompighiaccio della propria storia. E poiché primato chiama primato, fu deciso di intitolarla alla fisica bolognese Laura Bassi, prima donna al mondo a ottenere, nel XVIII secolo, una cattedra accademica. A differenza di Explora, la Laura Bassi può farsi largo nella banchisa infrangendo ghiaccio marino spesso fino a mezzo metro. Sebbene sia una nave multi-impiego, i britannici la usavano principalmente come cargo.

“Noi sfrutteremo la nave soprattutto per fare ricerca, grazie ai due grandi laboratori che sono stati allestiti a poppa” interviene Manuel Bensi, ricercatore in oceanografia sperimentale dell’OGS, che prosegue: “Accanto al cosiddetto laboratorio umido, dove avvengono il trattamento e le analisi dei campioni biologici e geologici, è presente un laboratorio secco, riservato alle misure fisiche e alla lettura dei dati provenienti dagli strumenti fuoribordo”.

Pur avendo una lunghezza simile a quella dell’Explora, la nuova nave è molto più larga e ha una stazza di quasi tre volte maggiore. “Può ospitare fino a 50 tra scienziati e tecnici, oltre al personale di bordo. È più del doppio di quanto permettesse Explora. Inoltre, come cargo, è del tutto autonoma da terra possedendo una gru capace di sollevare fino a 50 tonnellate. E c’è pure una pista per gli elicotteri” sorride Coren.

Un profondo rinnovamento dell’elettronica, avvenuto nel 2007, ha semplificato e migliorato il governo della nave, che dispone del sistema di posizionamento dinamico: impostate le coordinate, il motore compensa automaticamente le correnti marine per mantenere la posizione. “Per i prossimi vent’anni la Laura Bassi garantirà logistica e ricerca in entrambi gli emisferi. Non sarà nuova né particolarmente idrodinamica ma è stabile e robusta. Per le necessità del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, che supporta lo sforzo finanziario principale per l’uso ed il mantenimento dell’unità, e del Progetto Nazionale Artico è perfetta” sostiene Coren, ricordando come la gestione della nave, di proprietà dell’OGS, sia condivisa con Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea).

Le regioni polari sono remote e inospitali: è difficile studiarne i cambiamenti recandosi sul posto una volta ogni tanto. “L’acquisto di una nuova nave era fondamentale per dare continuità alla serie di misure prese regolarmente nel corso degli anni. In più, trattandosi di una rompighiaccio, potremmo studiare zone di mare finora inesplorate, dove OGS Explora e Italica non avrebbero potuto spingersi” riprende Bensi. La spedizione inaugurale è prevista per il tardo autunno, con destinazione il Mare di Ross.

Prima di affrontare i ghiacci antartici, la Laura Bassi è però attesa da un bagno di folla: in occasione dell’ottava edizione di Trieste Next, il festival della ricerca scientifica che si terrà dal 27 al 29 settembre nel capoluogo giuliano, sarà possibile visitarla. E accertarsi di persona che, di tanto in tanto, anche le storie d’amore più complicate trovano il lieto fine.