Astroluca incanta la platea: “A testa in giù tra le stelle cambia la percezione di sé”

Il Piccolo / di Emily Menguzzato

«Non ci sono parole per descrivere quello che ho provato nello spazio. Mentirei se provassi a farlo, perché gli uomini non pensano in maniera lineare. A testa in giù, con lo sguardo verso l’esterno, verso il nero dello spazio, mi sentivo ancora più piccolo di quello che so di essere. Guardando l’infinità di stelle ho sentito, forse per necessità mentale, la tridimensionalità dell’universo. Spero che questo abbia cambiato non solo la percezione dei miei limiti, ma anche delle mie potenzialità». Ha risposto così l’astronauta Luca Parmitano ad Athena, una bambina che ieri, dal pubblico di Trieste Next, il festival della scienza di Trieste, gli ha chiesto come si sia sentito una volta entrato nello spazio.Parmitano, colonnello dell’aeronautica militare e comandante dell’Esa – l’European Space Agency, ormai considerato un nuovo eroe moderno, era atteso da molti e ha accolto chiunque sia riuscito ad avvicinarsi regalando sorrisi e qualche selfie. L’incontro, dal titolo “La nuova corsa allo spazio”, si è tenuto nel pomeriggio al Teatro Verdi, è stato moderato da Silvia Pittarello, comunicatrice della scienza dell’Università di Padova e introdotto da Roberto Battiston, docente di Fisica, già presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana.L’astronauta è il primo italiano al comando della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), ha alle spalle già sei passeggiate spaziali, per un totale di 33 ore e 9 minuti, e ha trascorso 366 giorni nello spazio, un record tra i suoi colleghi dell’ESA. Tra i temi emersi durante l’evento, si è parlato della sostenibilità della piattaforma spaziale, dove la gestione delle risorse potrebbe fare scuola.«Tutta l’energia prodotta a bordo della stazione spaziale viene dai nostri pannelli solari – ha spiegato il colonnello Parmitano -. Ricicliamo la stragrande maggioranza della nostra atmosfera, il 95% dell’acqua. Abbiamo sempre una riserva, ma siamo in grado di riutilizzare le nostre urine, il nostro sudore, che ritornano a essere acqua potabile».Di fronte alle espressioni stupite della platea, Parmitano ha scherzato: «Non sorprendo nessuno se dico che l’acqua che beviamo sulla terra è sempre la stessa da 4 miliardi di anni: la posso bere dalla caraffa ma era pipì di dinosauri di 250 milioni di anni fa. Insomma, sappiate che la nostra ha una provenienza doc!».Ma la stazione spaziale è soprattutto un luogo di ricerca e diversi sono stati gli esperimenti commissionati da alcune aziende e condotti direttamente da Parmitano. Tra questi, un progetto che ha portato a bordo delle cellule tumorali, uno studio sull’Alzheimer e uno sulle gomme delle automobili. Nel complesso, nel corso della sua permanenza nello spazio, Parmitano ha dato supporto in orbita per oltre 50 esperimenti europei.Rispetto al futuro l’astronauta non nasconde quanto abbia poco senso parlare di date o scadenze precise. «È bene avere un percorso, mettere dei paletti. Ma già chi ha 10 anni di esperienza come me, sa che c’è una sola certezza: tutto cambia, possono cambiare i governi, ci sono troppe variabili imprevedibili». Tra i vari progetti, il Lunar Gateway che si troverà a una distanza media di circa 380.000 chilometri dalla Terra, e rappresenterà, ipoteticamente nel 2030, un accesso provilegiato e più economico alla luna. «Tutti chi chiediamo cosa possiamo fare sia per noi stessi sia per i colleghi o per la classe di astronauti che stanno selezionando. Nel frattempo, naturalmente, non stiamo con le mani in mano. In fondo, “tra 10 anni” è domani. Basta pensare che appena 100 anni fa iniziavano i primi voli».Parmitano ora vive con la famiglia, la moglie Catherine e le piccole Sara e Maia. «Per le mie figlie lo spazio è la normalità – ha raccontato al Piccolo, a margine dell’incontro al Teatro Verdi -. Mia figlia più grande è cresciuta vedendomi come pilota, tra i suoi primi ricordi ci sono io sugli aerei e sugli elicotteri in atterraggio quando abitavo vicino a Roma. La mia carriera in ESA è iniziata quando lei era ancora piccola, mentre la seconda figlia è nata che io ero già stato selezionato. Per loro, l’ambiente spaziale è di casa e non è una novità essere circondati da astronauti. L’idea che per loro lo spazio possa essere un luogo come un altro è per me una grande soddisfazione e ne vado estremamente orgoglioso».