Ecologia I cetrioli di mare influenzano la distribuzione delle microplastiche

Una volta depositate sul fondale, le microplastiche contenute nelle pseudofeci dei cetrioli di mare tornano in sospensione trasportate dalle correnti.

Negli ultimi due decenni l’inquinamento da microplastiche è diventato una seria minaccia per l’ambiente e la fauna marina, oltre che per noi umani – che ogni anno ingeriamo 250 grammi di frammenti di plastica insieme a cibo e acqua. Indaga sul tema uno studio tutto italiano, che alcuni degli autori presenteranno durante la manifestazione di divulgazione scientifica Trieste Next, in programma dal 24 al 26 settembre.

FONDALI MARINI. La ricerca, pubblicata su Science of The Total Environment, ha indagato il ruolo della Holothuria tubulosa, una delle specie più diffuse di oloturie – echinodermi che vivono sui fondali marini, chiamati comunemente cetrioli di mare per la loro forma -, nella distribuzione delle microplastiche, scoprendo che ne favorirebbe la risospensione nella colonna d’acqua.

Gli studiosi hanno condotto le ricerche nel Mediterraneo, al largo della costa toscana, prelevando dal fondale campioni di sedimenti e campioni di pseudofeci (resti espulsi dall’animale senza essere passati per il tratto digestivo) prodotte dai cetrioli di mare per confrontarne il colore, la grandezza e la quantità. A differenza di altri animali marini, come il krill, che riduce i frammenti di plastica in nanoplastiche, l’H. tubulosa non riduce la grandezza delle microplastiche ingerite: questi echinodermi utilizzano i loro tentacoli orali per raccogliere e ingoiare i sedimenti, ma non hanno una struttura interna che permetta loro di triturare il cibo.

INFLUENZA INVOLONTARIA. La scoperta più importante dello studio riguarda però l’influenza (involontaria) che i cetrioli di mare avrebbero sulla dispersione delle microplastiche in mare: secondo quanto rilevato dalle analisi, il 92% delle microplastiche presenti nelle pseudofeci tornerebbero in sospensione, trasportate dalle correnti marine, contro appena il 26% delle microplastiche presenti nei sedimenti depositati sui fondali.

«Il nostro studio suggerisce che l’H. tubulosa non riduce la grandezza delle particelle di plastica ingerendole, ma ne altera la distribuzione orizzontale, accumulandole in grumi fecali che si depositano sul fondale», si legge sullo studio. Questi grumi sono fisicamente instabili, poiché contengono particelle molto fini, e vengono facilmente trasportati dalle correnti marine, rimanendo sospesi nelle colonne d’acqua.

ALLARME MICROPLASTICHE. I risultati mostrano che le microplastiche presenti nelle pseudofeci hanno una probabilità di ri-sospensione tre volte maggiore di quelle presenti nei sedimenti: questo è un problema per l’ambiente marino, poiché le microplastiche, lungi dallo “svanire” dopo essere state ingerite dalle oloturie, ritornano in circolo e possono essere ingerite da altri animali. Quanto scoperto dai ricercatori aggiunge un importante tassello al triste puzzle dell’inquinamento da plastica, aiutandoci a comprendere come la fauna marina può involontariamente influenzare i movimenti e la presenza della microplastica in mare.