Fotografare Parkinson

La Repubblica / di Davide Michielin

Esaminare impulso dopo impulso le dinamiche cerebrali alla base dei movimenti innati, come camminare o tenersi in equilibrio, per individuare i trattamenti più efficaci contro il Parkinson. È questo l’obiettivo che
il progetto europeo “TWINning the BRAIN with machine learning for neuro-muscular efficiency” – più semplicemente “Twin Brain” – spera di raggiungere attingendo a piene mani da neurologia e chinesiologia, intelligenza artificiale e robotica, scienze motorie e neuroscienze. «Il progetto nasce dall’opportunità di mettere in rete laboratori con competenze diverse ma che condividono interessi affini: oltre al nostro
gruppo, sono parte del consorzio lo Science and Research Centre di Capodistria, l’Università tecnica di Berlino e l’Università di Ginevra», premette Paolo Manganotti, professore di neurologia dell’Università di Trieste.

L’incompleta comprensione dei meccanismi neurologici responsabili dei gesti quotidiani emerge chiaramente quando qualche ingranaggio si inceppa. Ciò che succede, per esempio, nelle malattie neurodegenerative che aggrediscono il sistema motorio. Contro il Parkinson non esiste ancora una cura. «TwinBrain vuole confrontare in tempo reale i tracciati cerebrali con un’analisi dettagliata dei movimenti delle persone, sia sane che malate, attraverso tecniche di machine learning» riprende il neurologo: «Il Parkinson non è solamente la malattia del tremore, ma anche della rigidità. La riabilitazione è fondamentale nel trattamento del paziente che deve però saper compiere esercizi complessi e movimenti ritmati».

L’ottimizzazione di questa tecnica darà la possibilità di sviluppare modelli di valutazione dei disturbi del movimento e migliorare le terapie. Manganotti e altri ricercatori TwinBrain illustreranno il progetto al Trieste Next, il festival della ricerca scientifica che si terrà dal 24 al 26 settembre.