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Al confine tra natura e tecnologia

Le Scienze / di Marco Boscolo

La distinzione labile e spesso sfuggente tra biologico e biotecnologico sarà il perno degli appuntamenti della nuova edizione di Trieste Next.

Trovare un definizione univoca di che cosa appartenga alla natura e che cosa all’ambito dell’artificiale non è semplice. Non è naturale, per esempio, un campo agricolo, frutto di millenni di manipolazione umana. Nella vulgata comune, però, gli viene accordato un valore diverso da un OGM o da molti altri risultati della ricerca in ambito biotech. Ne seguono lunghi scontri tra fazioni che si formano caso per caso, senza che ci sia – finora – il guizzo che permetta un chiarimento, per abbandonare contrapposizioni forse più appartenenti al passato e costruire un dibattito su solide basi condivise.

Su questi temi si muove anche la nuova edizione di Trieste Next, che ha scelto un titolo che riporta proprio a questi temi: NatureTECH: il sottile confine tra biologico e biotecnologico. Nei tre giorni della manifestazione il confronto con il pubblico avviene con la partecipazione di ricercatori di livello internazionale, come nel caso di Elena Cattaneo, esperta di cellule staminali e senatrice a vita, che interviene a proposito del complicato rapporto tra scienza, etica e società. Insieme agli incontri, come sempre ci sono le attività per le scuole (nella prima giornata) e laboratori hands-on per chiunque passi da piazza Unità.

Tra gli enti del «sistema Trieste» che contribuiscono anche a questa edizione, una menzione speciale va all’Area Science Park, che quest’anno festeggia il suo quarantesimo compleanno. Sergio Paoletti, suo presidente, ha ricordato in sede di presentazione come «nel 1978 si preferì insediare sul Carso un parco scientifico e tecnologico rispettoso della natura e non una Zona Franca Industriale dal pesante impatto ambientale: una scelta lungimirante». Il rapporto tra ricerca e industria è sottolineato anche dalla presenza della prima industria innovativa che si è insediata nella nuova area industriale. Si tratta di Java Biocolloid, azienda indonesiana, che sviluppa sistemi innovativi di produzione dell’agar-agar, alga fondamentale nei settori alimentare e farmaceutico, ma che rischia di scomparire a causa dello sfruttamento intensivo.

In un continente che si sta sempre più chiudendo dentro a nazionalismi dalla vista corta, Triste Next dimostra ancora una volta la forza del dialogo che la scienza può offrirci, oltre a farci intravedere futuri possibili.